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La bellezza dei dintorni
Occasioni per passeggiate a piedi, in bicicletta e a cavallo
I dintorni di Castrocaro sono tutti da scoprire e per apprezzare
appieno la loro bellezza, viste le distanze non proibitive, non
c'è miglior mezzo di trasporto che i propri piedi o, in
alternativa, una bicicletta E così ci si potrà immergere
in luoghi dall'indiscutibile fascino come il parco fluviale, i
laghetti della "Bolga" da dove sgorgano e vengono raccolte
le acque termali, la rupe dei Cozzi di grande interesse geologico
e al centro di un parco naturale.
E poi l'eremo di Montepaolo dove soggiornò per nove mesi
Sant'Antonio da Padova. E ancora il borgo di Sadurano o il colle
di Montepoggiolo dai quali si dominano splendidi e ampi panorami
sulla Romagna. Su quest'ultimo colle sorge l'omonima rocca, primo
fortilizio costruito nel XV sec. dai fiorentini sui confini del
loro stato. Ai piedi della rocca è stato scoperto un importantissimo
sito archeologico con migliaia di reperti dell'Homo Erectus, il
nostro progenitore che aveva scelto questi luoghi già un
milione di anni fa.
Per saperne di più sarà sufficiente recarsi negli
uffici turistici della cittadina dove sono a disposizione alcune
agili guide da mettere in tasca e che vi accompagneranno puntualmente
durante le vostre escursioni.
Castrocaro è anche una stazione del circuito equestre "A
cavallo della Romagna". Si tratta di una ippovia, che collegando
numerose aziende agrituristiche attrezzate per offrire ospitalità
al turista e al cavallo, permette un interessante itinerario ambientale,
storico e culturale in tutta la provincia forlivese.
La Valle del Rubicone
Già il nome evoca momenti importanti della storia: il passaggio
di Cesare sul Rubicone con la celebre frase "il dado è
tratto". Quale
sia davvero il Rubicone fra i corsi d'acqua tra Rimini e Cesenatico
è disputa secolare che ancora appassiona gli storici locali:
la vaghezza descrittiva dei geografi antichi, il continuo mutamento
della pianura, non aiutano sicure definizioni odierne. In ogni
caso questa valle ha fianchi morbidi ed un paesaggio dolce in
pianura e suggestivo sui colli vegliati dai piccoli centri generati
dagli antichi castelli medievali.
La Valle del Savio
Salendo la veloce E45 da Cesena, si attraversa rapidamente la
Valle del Savio terra di incontri e di culture
diverse, terra di confine da sempre luogo di transito per i viaggiatori
diretti dalla Romagna nel centro Italia e verso Roma, e viceversa.
Storicamente la valle è come divisa in due spezzoni: Mercato
Saraceno e l'antica Sarsina nel medio corso del Savio; S. Piero
in Bagno e Bagno di Romagna, poi Verghereto già a ridosso
del confine toscano, terre gestite per secoli dall'illuminato
governo dei Medici e dei Lorena.
La Valle del Bidente o del Rabbi
Salutata Bertinoro che domina la via Emilia e giunti a Forlimpopoli,
si sale lungo la valle del Bidente-Ronco: un doppio toponimo che
richiama due realtà: la parte alta del fiume chiamata Bidente
e quella bassa chiamata Ronco. Per raggiungere e percorrere la
Vallata del Rabbi occorrerà invece muoversi da Forlì,
lungo la strada che sale tra colline tenui e paesaggi suggestivi
in luoghi ricchi di storia e di natura attraversati dal fiume
che i latini chiamarono Rapidus (da cui il nome Rabbi) per il
suo veloce fluire a valle.
La Valle del Montone o del Tramazzo
Si prende da Forlì la Strada Statale 67 che ieri come oggi
porta a Firenze. E' un tragitto fra luoghi e città ricchi
di storia e di arte nel segno del Rinascimento: si pensi solo
al fascino
della pressochè intatta Cittadella di terra del Sole che
ha segnato a lungo il confine tra la Romagna-Toscana e la Romagna
cosiddetta Papalina. Allo stesso modo, nella contigua Valle del
Tramazzo incontriamo città, borghi e paesaggi pervasi da
un'antica civiltà di confluenze culturali e considerati
a suo tempo anche da Dante Alighieri con particolare riguardo
perchè era di Portico di Romagna la sua amata "Beatrice".
Storia
Le origini di Castrocaro sono antichissime, tanto da perdersi
nella leggenda. Per alcuni storici la località, denominata
dai Romani "Salsubium" (per la ricchezza delle acque
salse presenti nel suo territorio) in epoca medievale prese il
nome di Castrocaro (Dante Alighieri sarà il primo ad usare
questo vocabolo con l'attuale grafia nella Divina Commedia), come
derivazione o da "Kaster kar" (che in lingua celtica
sta ad indicare uno sperone roccioso): o da "Castrum Cari"
(cioè accampamento di Caro o Carino, imperatori romani
della decadenza, 282/285 d.C.); oppure, infine, da "Castro
Aucario" o "Castro Cario" (termini ricorrenti in
alcune pergamene autentiche dei secoli XII e XIII, esistenti presso
l'Archivio di Stato di Ravenna).
La mancanza di reperti atti a dimostrare la presenza di un fortilizio
lascia supporre che i primi popoli abitatori di questo luogo vivessero
in accampamenti e si dedicassero alla lavorazione della terra
infatti, la prima testimonianza scritta dell'esistenza di un "castrum"
(castello) nel castrocarese risale all'anno 1059.
La storia politica di Castrocaro abbraccia due
periodi ben distinti:
il dominio diretto o indiretto, e quasi ininterrotto, della Chiesa
fino al 1403 e quello di Firenze dal 1403 all'Unità d'Italia,
salvo il periodo napoleonico.
Nel corso del primo periodo la località
fu governata dagli arcivescovi di Ravenna e dalle famiglie nobili
dei Berengari e dei Conti di Castrocaro. Avvenuta la "cacciata"
o l'estinzione della famiglia comitale agli albori del 1300, il
Castello per molti anni fu motivo di lotte fra le famiglie nobili
delle città vicine (Calboli, Orgogliosi, Ordelaffi e Manfredi)
che molte volte scesero in lotta fra di loro per aggiudicarsene
il possesso.
Castrocaro per alcuni periodi, in analogia a quanto
accadeva nelle città di pianura dove sorgevano forme di
governo comunali, riuscì a rendersi indipendente da tali
governanti, ma, a causa delle continue molestie e dei danni provocati
dai feudatari scacciati, dovette sempre ricorrere alla protezione
della Chiesa.
Per le sue caratteristiche militari di difesa Castrocaro,
dal 1291 al 1336, fu scelta più volte come residenza da
rettori o vicari della Romagna, inviati dal papa o dal re di Napoli
a governarla, tanto che la cittadella figurava come una delle
"contee nobili della Romagna". Le precarie condizioni
economiche dello Stato pontificio (aggravate ulteriormente dallo
Scisma d'Occidente) costrinsero il papato a chiedere prestiti
ai Fiorentini, cedendo Castrocaro ed il suo territorio come pegno.
Itinerari Storici
Castrocaro Terme Terra del Sole
Così Firenze, dopo aver prestato nel 1394 al papa Bonifacio
IX la somma di 18.000 fiorini d'oro, nell'anno 1403, con l'esborso
di altri 2.000 ottenne, dal castellano Tommaso conte de Novis,
la consegna del "Castello con la Rocca di Castrocaro".
Sotto il "dominio" di Firenze per molti anni la località
venne eretta a capoluogo di gran parte delle terre che i Fiorentini
possedevano nella Romagna-Toscana e divenne sede degli organi
governativi: Capitano di giustizia e Commissario generale.
Con la costruzione di Terra del Sole (a.1579),
trasferiti nella Cittadella medicea gli uffici amministrativi
e giudiziari, l'importanza di Castrocaro, lentamente declinò
fino al punto di ridursi un borgo rurale. Trascorsi oltre due
secoli e mezzo, quando tutto lasciava intravedere che la località
sarebbe rimasta relegata a modesto centro agricolo, nell'anno
1830 il prof. Antonio Targioni Tozzetti scoprì lo jodio
ed il bromo presenti nelle acque minerali che scaturivano dal
suo sottosuolo.
In seguito all'uso delle acque a scopo terapeutico,
si sviluppò l'industria termale e fu allora che gli abitanti
del luogo, anche per sanare un'antica "ingiustizia",
diedero l'avvio alle pratiche per il trasferimento della sede
comunale da Terra del Sole a Castrocaro. La richiesta, inviata
a Firenze il 1 ottobre 1898, faceva appello al più elevato
numero di abitanti, al superiore estimo globale, alle maggiori
attività commerciali e artigianali e, non ultimo, al movimento
turistico.
Respinta questa istanza dalla Prefettura di Firenze,
i Castrocaresi, nel l'anno 1924 (dopo che la località con
Regio Decreto 4 marzo 1923 era stata aggregata alla provincia
di Forlì), riproposero questa loro rivendicazione agli
organi competenti e, in data 12 febbraio 1925 con Decreto Reale
vennero "autorizzati il trasferimento della Sede municipale
del Comune di Terra del Sole e Castrocaro (denominazione in atto
dall'anno 1872) dall'attuale capoluogo alla frazione di Castrocaro
ed il cambiamento della denominazione del Comune in quella di
Castrocaro e Terra del Sole".
Per dare maggiore risalto all'attività
economica preminente del territorio, in data 31 marzo 1962 il
Comune assunse il nome di Castrocaro Terme e Terra del Sole.
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