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Circolo Ricreativo Arci "FANTACQUA" Via S. Antonio in Gualdo n°28 Castrocaro Terme (FO) Tel. (+39) 3803921139 Fax (+39) 055-350483 E-mail : info@fantacqua.com

 
 

La bellezza dei dintorni
Occasioni per passeggiate a piedi, in bicicletta e a cavallo
I dintorni di Castrocaro sono tutti da scoprire e per apprezzare appieno la loro bellezza, viste le distanze non proibitive, non c'è miglior mezzo di trasporto che i propri piedi o, in alternativa, una bicicletta E così ci si potrà immergere in luoghi dall'indiscutibile fascino come il parco fluviale, i laghetti della "Bolga" da dove sgorgano e vengono raccolte le acque termali, la rupe dei Cozzi di grande interesse geologico e al centro di un parco naturale.
E poi l'eremo di Montepaolo dove soggiornò per nove mesi Sant'Antonio da Padova. E ancora il borgo di Sadurano o il colle di Montepoggiolo dai quali si dominano splendidi e ampi panorami sulla Romagna. Su quest'ultimo colle sorge l'omonima rocca, primo fortilizio costruito nel XV sec. dai fiorentini sui confini del loro stato. Ai piedi della rocca è stato scoperto un importantissimo sito archeologico con migliaia di reperti dell'Homo Erectus, il nostro progenitore che aveva scelto questi luoghi già un milione di anni fa.
Per saperne di più sarà sufficiente recarsi negli uffici turistici della cittadina dove sono a disposizione alcune agili guide da mettere in tasca e che vi accompagneranno puntualmente durante le vostre escursioni.
Castrocaro è anche una stazione del circuito equestre "A cavallo della Romagna". Si tratta di una ippovia, che collegando numerose aziende agrituristiche attrezzate per offrire ospitalità al turista e al cavallo, permette un interessante itinerario ambientale, storico e culturale in tutta la provincia forlivese.


La Valle del Rubicone
Già il nome evoca momenti importanti della storia: il passaggio di Cesare sul Rubicone con la celebre frase "il dado è tratto". Quale sia davvero il Rubicone fra i corsi d'acqua tra Rimini e Cesenatico è disputa secolare che ancora appassiona gli storici locali: la vaghezza descrittiva dei geografi antichi, il continuo mutamento della pianura, non aiutano sicure definizioni odierne. In ogni caso questa valle ha fianchi morbidi ed un paesaggio dolce in pianura e suggestivo sui colli vegliati dai piccoli centri generati dagli antichi castelli medievali.

La Valle del Savio
Salendo la veloce E45 da Cesena, si attraversa rapidamente la Valle del Savio terra di incontri e di culture diverse, terra di confine da sempre luogo di transito per i viaggiatori diretti dalla Romagna nel centro Italia e verso Roma, e viceversa. Storicamente la valle è come divisa in due spezzoni: Mercato Saraceno e l'antica Sarsina nel medio corso del Savio; S. Piero in Bagno e Bagno di Romagna, poi Verghereto già a ridosso del confine toscano, terre gestite per secoli dall'illuminato governo dei Medici e dei Lorena.

La Valle del Bidente o del Rabbi
Salutata Bertinoro che domina la via Emilia e giunti a Forlimpopoli, si sale lungo la valle del Bidente-Ronco: un doppio toponimo che richiama due realtà: la parte alta del fiume chiamata Bidente e quella bassa chiamata Ronco. Per raggiungere e percorrere la Vallata del Rabbi occorrerà invece muoversi da Forlì, lungo la strada che sale tra colline tenui e paesaggi suggestivi in luoghi ricchi di storia e di natura attraversati dal fiume che i latini chiamarono Rapidus (da cui il nome Rabbi) per il suo veloce fluire a valle.

La Valle del Montone o del Tramazzo
Si prende da Forlì la Strada Statale 67 che ieri come oggi porta a Firenze. E' un tragitto fra luoghi e città ricchi di storia e di arte nel segno del Rinascimento: si pensi solo al fascino della pressochè intatta Cittadella di terra del Sole che ha segnato a lungo il confine tra la Romagna-Toscana e la Romagna cosiddetta Papalina. Allo stesso modo, nella contigua Valle del Tramazzo incontriamo città, borghi e paesaggi pervasi da un'antica civiltà di confluenze culturali e considerati a suo tempo anche da Dante Alighieri con particolare riguardo perchè era di Portico di Romagna la sua amata "Beatrice".

Storia
Le origini di Castrocaro sono antichissime, tanto da perdersi nella leggenda. Per alcuni storici la località, denominata dai Romani "Salsubium" (per la ricchezza delle acque salse presenti nel suo territorio) in epoca medievale prese il nome di Castrocaro (Dante Alighieri sarà il primo ad usare questo vocabolo con l'attuale grafia nella Divina Commedia), come derivazione o da "Kaster kar" (che in lingua celtica sta ad indicare uno sperone roccioso): o da "Castrum Cari" (cioè accampamento di Caro o Carino, imperatori romani della decadenza, 282/285 d.C.); oppure, infine, da "Castro Aucario" o "Castro Cario" (termini ricorrenti in alcune pergamene autentiche dei secoli XII e XIII, esistenti presso l'Archivio di Stato di Ravenna).
La mancanza di reperti atti a dimostrare la presenza di un fortilizio lascia supporre che i primi popoli abitatori di questo luogo vivessero in accampamenti e si dedicassero alla lavorazione della terra infatti, la prima testimonianza scritta dell'esistenza di un "castrum" (castello) nel castrocarese risale all'anno 1059.

La storia politica di Castrocaro abbraccia due periodi ben distinti:
il dominio diretto o indiretto, e quasi ininterrotto, della Chiesa fino al 1403 e quello di Firenze dal 1403 all'Unità d'Italia, salvo il periodo napoleonico.

Nel corso del primo periodo la località fu governata dagli arcivescovi di Ravenna e dalle famiglie nobili dei Berengari e dei Conti di Castrocaro. Avvenuta la "cacciata" o l'estinzione della famiglia comitale agli albori del 1300, il Castello per molti anni fu motivo di lotte fra le famiglie nobili delle città vicine (Calboli, Orgogliosi, Ordelaffi e Manfredi) che molte volte scesero in lotta fra di loro per aggiudicarsene il possesso.

Castrocaro per alcuni periodi, in analogia a quanto accadeva nelle città di pianura dove sorgevano forme di governo comunali, riuscì a rendersi indipendente da tali governanti, ma, a causa delle continue molestie e dei danni provocati dai feudatari scacciati, dovette sempre ricorrere alla protezione della Chiesa.

Per le sue caratteristiche militari di difesa Castrocaro, dal 1291 al 1336, fu scelta più volte come residenza da rettori o vicari della Romagna, inviati dal papa o dal re di Napoli a governarla, tanto che la cittadella figurava come una delle "contee nobili della Romagna". Le precarie condizioni economiche dello Stato pontificio (aggravate ulteriormente dallo Scisma d'Occidente) costrinsero il papato a chiedere prestiti ai Fiorentini, cedendo Castrocaro ed il suo territorio come pegno.
Itinerari Storici
Castrocaro Terme Terra del Sole

Così Firenze, dopo aver prestato nel 1394 al papa Bonifacio IX la somma di 18.000 fiorini d'oro, nell'anno 1403, con l'esborso di altri 2.000 ottenne, dal castellano Tommaso conte de Novis, la consegna del "Castello con la Rocca di Castrocaro".
Sotto il "dominio" di Firenze per molti anni la località venne eretta a capoluogo di gran parte delle terre che i Fiorentini possedevano nella Romagna-Toscana e divenne sede degli organi governativi: Capitano di giustizia e Commissario generale.

Con la costruzione di Terra del Sole (a.1579), trasferiti nella Cittadella medicea gli uffici amministrativi e giudiziari, l'importanza di Castrocaro, lentamente declinò fino al punto di ridursi un borgo rurale. Trascorsi oltre due secoli e mezzo, quando tutto lasciava intravedere che la località sarebbe rimasta relegata a modesto centro agricolo, nell'anno 1830 il prof. Antonio Targioni Tozzetti scoprì lo jodio ed il bromo presenti nelle acque minerali che scaturivano dal suo sottosuolo.

In seguito all'uso delle acque a scopo terapeutico, si sviluppò l'industria termale e fu allora che gli abitanti del luogo, anche per sanare un'antica "ingiustizia", diedero l'avvio alle pratiche per il trasferimento della sede comunale da Terra del Sole a Castrocaro. La richiesta, inviata a Firenze il 1 ottobre 1898, faceva appello al più elevato numero di abitanti, al superiore estimo globale, alle maggiori attività commerciali e artigianali e, non ultimo, al movimento turistico.

Respinta questa istanza dalla Prefettura di Firenze, i Castrocaresi, nel l'anno 1924 (dopo che la località con Regio Decreto 4 marzo 1923 era stata aggregata alla provincia di Forlì), riproposero questa loro rivendicazione agli organi competenti e, in data 12 febbraio 1925 con Decreto Reale vennero "autorizzati il trasferimento della Sede municipale del Comune di Terra del Sole e Castrocaro (denominazione in atto dall'anno 1872) dall'attuale capoluogo alla frazione di Castrocaro ed il cambiamento della denominazione del Comune in quella di Castrocaro e Terra del Sole".

Per dare maggiore risalto all'attività economica preminente del territorio, in data 31 marzo 1962 il Comune assunse il nome di Castrocaro Terme e Terra del Sole.



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